giovedì, 05 giugno 2008, ore giugno 05, 2008 14:28
L'avanzata dei miei uomini si fece difficoltosa, pezzi di grandine taglienti come fendenti di ghiaccio scheggiavano l'armatura, si infrangevano contro lo scudo. Le ombre, create dagli angoli morti della visuale, tra le rigide fessure dell' elmo, celavano insidie, nemici.
La poca vegetazione presente non riusciva a ripararci, qualcuno dovette fermarsi a riprendere le forze ma, i più forti, avanzarono con me, spalla a spalla, i loro piedi come i miei, ad arrancare nella neve che quasi arrivava al ginocchio.
"La montagna! Ci siamo quasi gente"
Ci urlò Sanchez, la nostra fidata guida, persona di età leggermente avanzata, in lotta con gli acciacchi senili; guai a farglielo notare però, andava in bestia.
Vestiva di un grosso cappotto di pelliccia nero, per resistere al gelo tagliente, da cui si vedevano solo gli occhi nerissimi e un filo di barba, grezza, incolta, ribelle.
"Sanchez! Quanti piedi? E in che direzione?"
Sanchez mi indico' la retta da seguire con un fugace quanto muto cenno del capo.
Mi rivolsi alla guida con fare calmo, ricaricato dal vedere ora la meta più vicina. Tuttavia era una bella pendenza, con quel clima, salire in montagna sarebbe stato problematico. Le scorte di cibo iniziavano a scarseggiare, i miei uomini parlavano di meno, si limitavano a guardare a terra e scalare, scalare, scalare.
Non si vedeva la cima, coperta dalle nuvole, e solo sporadici alberi qui e li avrebbero offerto una protezione contro un eventuale attacco di sorpresa. Camminavamo nella zona con meno protezione, sotto una grandine fitta, e con poche razioni di cibo, era snervante, snervante e pericoloso.
Sanchez era impassibile, come sempre, i suoi occhi come la notte non si muovevano dalla sua meta; se in quel momento un' aquila gigante l'avesse rapito e portato nella tana, Sanchez avrebbe subito iniziato a camminare di nuovo verso la montagna, senza batter ciglio. Per anni ci aveva guidato tra canyon e città, ed era sempre arrivato al suo obiettivo. Sanchez era un uomo spettacolare. Darei la Vita per Sanchez, non mi abbandonerebbe mai, Sanchez.
"Capolinea", gridò il sovrintendente della Contea di Eramath, a capo della locale cellula di Fedeli dell' Imperatore.
Accerchiati, che dico... attorniati, catturati, eravamo completamente alla mercè delle truppe dell' Imperatore: gli arcieri ci tenevano sotto tiro, archi tesi, la fanteria con spade sguainate era pronta ad incalzarci a una nostra reazione ostile. I miei uomini li guardarono stupefatti, erano spuntati dal nulla.
La mia bocca rimase immobile, aperta, stupita, davanti alla disarmante facilità con la quale ci avevano messi in trappola. Guardai la mia fidata guida Sanchez.
"La loro offerta era maggiore, siamo mercenari. Senza rancore, ok?"
Mi disse con un fil di voce.
Sanchez era un uomo spettacolare, darei la Vita per lui.
Cb
Solamente por pensar
Calebano