martedì, 29 aprile 2008, ore aprile 29, 2008 20:08

E' strano.
Riesco a ricordare ogni attimo, ogni battito che echeggiava nella mia gabbia toracica, un pulsante e costante scandire i secondi che passavano, nel tempo, ma fuori da questo.
Riesco a ricordare ogni immagine, ogni istantanea veniva registrata dal mio cervello, come una vecchia macchina fotografica con autoscatto continuo, rullino infinito, pile duracell.
E' strano.
Riesco a rivivere ogni istante, ogni parola, ogni odore, ogni delicato centimetro di pelle sotto le mie dita, ogni risata, ogni boccata di fumo che inondava i polmoni, ogni boccata di fumo che lasciava quelle labbra.
E' un pò come camminare in avanti, seppur stando indietro nel tempo.
E' un pò come guardarsi indietro nel tempo, seppur camminando avanti.
E' un pò come camminare in avanti, guardando indietro nel tempo.

E' la libera sensazione del vento nei capelli, di un mozzicone di sigaretta che rimane in bilico su uno scoglio, di piccioni che si rincorrono, di bambini e le loro biciclette, di camminate a piedi sotto al sole, di autobus, di stazioni affollate, di braccia intrecciate, del sole che si rispecchia nel Tirreno.
Riassumendo: è una mancanza tagliente, qualcosa che ti prende dentro nello stomaco, te lo tira giù, ti dona delle maestose ali morbide e nello stesso tempo ti incatena le caviglie a un grosso masso, buttando via la chiave.
Sono sospiri, pensieri vicini alle lacrime, sguardi nel vuoto.

E' la solita mia maledizione: vestita in frak e tuba ti invita a cena a casa propria, mi serve su un piatto d'argento tutto, ma proprio tutto, quello che voglio, per poi farlo riportare via dai suoi maggiordomi, quando mi decido di prenderne un pò, quando scelgo che è quello che vorrei.

E ora, dopo tanti colpi, dopo tanti fendenti fin troppo vicini al cuore trattengo le mie emozioni, trattengo troppe parole, trattengo soprattutto tanti gesti che, in verità, avrei voluto donare, avrei voluto donare con tutto me stesso.
Le vecchie scottature del passato mi trattengono ben piantato al suolo con tutta la loro forza, forse non mostrando mai la persona che sono, soprattutto evitano di farmi mostrare tutti i gesti e le parole che il cuore mi sussurra, ma la mente non ascolta.
E ancora una volta rimango qui, con la mia Maledizione in frak, nella mia stanza buia a ripensare quante cose non fatte, quante cose non dette, a mirare e rimirare la mia...Illusione Tangibile.

Cb
Calebano
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giovedì, 03 aprile 2008, ore aprile 03, 2008 18:31

Esiste un momento, in una battaglia, in qualunque battaglia, in cui un vero leader deve prendere in mano le redini del gioco e cercare di portare i propri uomini alla vittoria.

In uno scontro in cui i leader di entrambe le fazioni vogliono raggiungere questa tanto agognata vittoria, cosa decide chi avrà la meglio dei due?

La risposta è l' inventiva, l' ingegno, la capacità di saper sfruttare a proprio vantaggio e di pretendere il meglio dal proprio corpo, dalle proprie risorse. Il momento che capovolge le sorti di una battaglia non è quello che la precede, dove gli strateghi organizzano la forza a disposizione, gestiscono le truppe, decidono dove e quando è meglio attaccare.

Il momento che cambia il gioco è quell' attimo di silenzio, dove i sensi del più forte sono ovattati, i movimenti rallentati insieme al Tempo circostante, che pare mettere il mondo attorno in una stasi quasi da affresco; il momento è quando vedi cadere i propri compagni, lentamente, troppo distanti da te per poter tendere anche un solo muscolo in aiuto, troppo impegnato ad alzare il tuo scudo per salvarti ancora una volta la vita; il momento è quando senti in bocca ogni singolo granello di terra e di polvere, quando il tempo rallentato sopisce i tuoi movimenti, non i tuoi pensieri.

Quando il tuo cervello reagisce e pensa al doppio della velocità del Tempo, in quegli attimi, non devi bastare solo per te; ma hai così tanti minuti a disposizione, che puoi dedicarne ben più di uno per ogni singola persona che combatte per te, che cadrebbe al posto tuo.

Ma devi essere veloce perchè è esattamente in quell' attimo che il Tempo riprende la sua forte, irruenta, travolgente cavalcata.

Cb

Calebano
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Nickelback – Far Away