domenica, 18 novembre 2007, ore novembre 18, 2007 17:22

Dato che sia io che voi ci siamo rotti di leggere i miei sentimentali sfoghi non-sense su questo blog, ho deciso di aprire una piccola rubrica periodica su un argomento che mi ha affascinato da sempre: I Misteri.
Il primo argomento che voglio trattare è uno dei misteri più fitto di storie, credenze e mitologia che esista, ovvero il Mistero del Re Artù.

Si è sentito parlare tanto di Re Artù in giro, su serie fantasy televisive a puntate, libri, film, ma da studi più o meno recenti alcuni storici stanno affermando sempre con più frequenza che tutt'ora non ci sono ancora tracce serie e concrete della reale esistenza del mitico re di britannia.
Cosa non ci fa dire con certezza che Artu' sia esistito veramente, come è stato per gli imperatori romani o per Carlo magno? Una sola semplice cosa: tutta la vita e le gesta del re sono incentrate sulla leggenda, intrisa di imprese straordinarie e al limite delle possibilità reali umani e di maghi alle prese con incantamenti ed esperimenti.
La Leggenda di Artù come la conosciamo da generazioni parla di questo giovane bimbo, figlio del re Uther Pendragon e di Igraime di Cornovaglia, che estrae da una solida ed enorme roccia una spada, famosa Excalibur, alla tenera età di 15 anni. Variazioni sulla vicenda dicondo che Artù gettò poi la spada nel lago, raccolta quindi dalla celebre Signora del Lago. Altri ancora dicono che la Spada fu donata ad Artù proprio dalla Signora del Lago e quindi conficcata nella roccia, alla morte del Re, da uno dei suoi cavalieri, Sir Galvano, fatto poi santo. La leggenda prosegue con la fondazione dei cavalieri della tavola rotonda nel castello di Camelot, degli intrecci amorosi di Lancillotto, Ginevra e Sir Mordred e delle innumerevoli battaglie vinte grazie soprattutto alla sua Excalibur, la spada che poteva essere impugnata solo dal vero e unico erede e re di britannia e il cui fodero aveva la particolare caratteristica di portare sempre alla vittoria colui che lo possedeva.

Analizziamo ognuna di queste cose, dati alla mano e cerchiamo di individuare i "buchi" temporali e le incongruenze tra storia e leggenda.
Io partirei da Camelot, li dove risiedeva il re. Oggi scie di turisti, affascinati dall' Inghilterra e dai suoi miti, lasciano scie di cleenex e di cartacce di Burgher King tra il Somerset e la Cornovaglia, alla ricerca del misterioso castello. Nessuno ha ben chiaro dove fosse situato realmente, c'è chi parla della località di West Camel, altri invece prendono (erroneamente) d'assalto la cittadina di Tintagel, dove la parola Arthur e/o la parola King compaiono sul 78% dei tabelloni pubblicitari, classico specchietto per le allodole che attira migliaia di turisti ogni anno.
C'è da dire che a Tintagel esistono davvero rovine di un enorme castello, quello che non sanno è che studi di rilevamento al carbonio 14 hanno collocato la costruzione di tale struttura intorno al 13° secolo, troppo tardi per avere qualsiasi rapporto con Artù. Per avere qualcosa di più concreto bisogna spostarci nel Somerset, precisamente a Cadbury e alla sua spaziosa collina, dove scavi hanno portato alla luce rovine di un castello antico datato 5° secolo d.c. Bingo.

La figura di Artù non è stata mai delineata pienamente, esistono almeno sette Artù diversi in tutta la storia britannica, alcuni credono sia stato un condottiero romano, Lucio Artorio Casto, che serviva in britannia, altri pensano che era un signore della guerra scozzese; fatto sta che nessuno di questi era abbastanza importante da meritarsi addirittura una leggenda, sopravvissuta fino ai giorni nostri, bisogna avere comunque qualcosa di più solido sotto. All' epoca la notizia delle gesta di Artù fecero talmente il giro dell' Europa che troviamo addirittura in Italia sue tracce: un mosaico nella cattedrale di Otranto, sul portale della cattedrale di Bari, in scritti di Dante, Petrarca, Boccaccio e la prima sua immagine mai rappresentata, sulla "Porta della Pescheria"  del Duomo di Modena. Addirittura si parla che sempre in Italia ci sia Excalibur e più precisamente vicino Siena, all' abbazia di San Galgano a Chiusdino; sarebbe stata conficcata nel masso proprio da San Galgano nel 1180.

Ora fermatevi un attimo e focalizzate l'attenzione sul nome del Santo appena citato. Non vi ricorda nulla?
Proprio nulla? Bene, lasciate che vi elenchi i nomi di tutti i cavalieri della tavola rotonda:

-Sir Aglovale, figlio di re Pellinore di Listinoise
-Sir Agravaine, figlio di re Lot del Lothian
-Sir Alexanderkoch
-Sir Bedivere (Bedwyr)
-Sir Bors, re di Gannes (Gallia)
-Sir Breunor
-Sir Cador
-Sir Caradoc, "Caradoc Vreichvras"
-Sir Colgrevance
-Sir Costantino, divenne re dopo la morte di Artù
-Sir Daniele
-Sir Dinadan
-Sir Ettore, padre adottivo di Artù
-Sir Ettore de Maris, figlio di re Ban di Benwick
-Sir Elyan il Bianco, figlio di sir Bors
-Sir Erec, (vedi anche Geraint)
-Sir Gaheris
-Sir Galahad (figlio di Lancillotto del Lago)
-Sir Gareth
-Sir Gawain (Galvano, Gawaine, Walganus, Balbhuaidh, Gwalchmai)
-Sir Geraint (vedi anche Erec)
-Sir Gingalain, anche sire Il bel sconosciuto, figlio di Gawain
-Sir Griflet
-re Bademago
-re Hoel
-Sir Kay (Cai, Caius)
-Sir Lamorak
-Sir Lancillotto (Launcelot du Lac, father of Sir Galahad)
-King Leodegrance, padre di Ginevra, custode della Tavola rotonda
-Sir Lionel
-Sir Lucano
-Sir Maleagant, che rapì Guinevere
-Sir Mordred, figlio illegittimo di Artù, che distrusse il regno paterno
-Sir Morholt
-Sir Palamede il Saraceno
-Sir Pelleas, marito della Dama del Lago
-Sir Pellinore
-Sir Percival (Perceval, Peredur, Parsifal), figlio di Pellinore
-Sir Sagramor
-Sir Safir, fratello di Palamede
-Sir Segwarides, fratello di Palamede
-Sir Tor
-Sir Tristano
-re Uriens
-Sir Owain, figlio di Uriens di Gore
-Sir Owain il Bastardo, altro figlio di Uriens

Sir Gawayn, anche noto come sir Galvano potrebbe essere chiaramente riconducibile a san galgano, di cui parlavamo poco fa.
Ad ogni modo, per avere gli scritti più antichi su re artù dobbiamo andare indietro nel tempo fino al 9° secolo, quando il monaco Nennio, senza mai scrivere chiaramente il nome Artù, narra nel suo Historia Brittonum di un dux bellarum, signore della guerra, che aveva sconfitto e scacciato gli invasori sassoni in 12 battaglie. Ma anche se, a un certo punto della storia, lo scrittore inglese W. Caxton tira fuori dalla sua tuba magica scritti, prove e oggetti che potrebbero realmente appartenere al Re, dobbiamo fare i conti, ancora una volta con la Chiesa e con la propaganda religiosa, in quel periodo in fremente diffusione. Basti pensare all' oggetto che più contraddistingueva Artù, i Cavalieri e cio' che rappresentava l' Ordine: La famosa Tavola Rotonda.
Un enorme oggetto diviso in 25 spicchi, uno per ogni cavaliere, compreso lo stesso Artù, del diametro totale di 5m e mezzo, simbolo di eguaglianza tra di loro fa ancora la sua bella mostra nel Castello di Winchester; tuttavia studi scientifici negano l' originalità. Infatti la tavola che si puo' ammirare nel castello fu fatta costruire da Enrico III per far riaffiorare nelle sue truppe i fasti e il morale dei periodo arturiano, quindi venne fatta dipingere da Enrico IV cosi' come descritta prima, con l'aggiunta della Rosa dei Tudor al centro.
Oppure basti pensare alla storia della Tomba di Artù. La Leggenda fa terminare i giorni del nostro amato re, ferito a morte dal figlio Sir Mordred nella battaglia del tradimento, nella misteriosa isola di Avalon. La storia invece ci riporta in inghilterra, a Glanstonbury. Dopo anni di silenzio, alcuni monaci dell' abbazia di tale cittadina dissero che ebbero in sogno Re Artù, che li guidava al luogo segreto ove era sepolto. Nel 1191, nel cimitero di Glanstonbury, venne portata alla luce una enorme bara contenente i resti di un uomo alto 2 metri e di una donna, presumibilmente Ginevra, coricati su una croce in piombo su cui in latino era inciso: "Qui giace sepolto il famoso re Artù nell' Isola di Avalon". I monaci, avendo fatto loro notare che Glastonbury non era propriamente un' isola, tennero a precisare che la collina del paese, durante il periodo di piogge, faceva colare l'acqua a valle, che allagava e riempiva la depressione sottostante, dando l'idea alla cima, di una piccola isola nel mare.
Mi sento in dovere di precisare una cosa: gli stessi monaci di Glastonbury, in quelli ed in anni a seguire portarono alla luce, sempre attraverso le loro visioni, le ossa di San Patrizio, di San Dunstano e di Giuseppe d' Arimatea, il custode del Santo Graal.
Peccato però che le ossa di san Dunstano sono custodite a Canterbury e che San Patrizio sia morto in Irlanda.
Dopo quell' accaduto i presunti resti di Artù e Ginevra furono spostati all' interno della Abbazia di Glanstonbury alla presenza di Re Edward I, dove poi sparirono dopo la soppressione della abbazia, voluta da Enrico VIII nel 1539. La croce di piombo sopravvisse fino al 18° secolo, portata nella cittadina di Wells da un prete, da allora non si hanno più notizie.

Se la storia della morte di Artù e della sua tomba sono cosi' travagliate e macchiate da una corsa all' appropriazione indebita da parte di chiesa e ordini monacali, non ci conviene che spostarci su cio' che la leggenda narra: l' isola di Avalon.
E proprio su questo ho trovato la notizia più affascinante.

Negli Otia Imperialia (12° secolo) di Gervasio da Tilbury si narra che un servo del vescovo di Catania, mentre cercava sull' Etna il cavallo disperso del proprio padrone, scopri' all' interno del vulcano un palazzo dove Artù riposava ferito, dopo lo scontro con Sir Mordred. Che Avalon sia davvero la Sicilia?
Vi voglio lasciare con questo quesito, anzi no, aggiungo un' altra curiosità legata alla precedente, poi le conclusioni solo a voi.

Ho trovato una poesia di un certo Gatto Lupesco, duecentesco poeta che usava questo nome d'arte, che collega ancora una volta Artù all' Italia e alla Sicila:

"Cavalieri siam di Bretagna,
che vegnamo de la montagna
che l' omo appella Mongibello.
Assai vi semo stati ad ostello
per apparare ed invenire
la veritade di nostro sire lo Re Artù
ch'avemo perduto e non sapemo che sia venuto.
or ne torniamo in nostra terra
ne lo reame d' Inghilterra
"

...sapete Mongibello cos'è o chi è?

E' l' Etna, appunto.

Cb

Fonti:
Internet Siti Vari
Focus Magazine
Wikipedia
Otia Imperialia (G. da Tilbury)

Calebano
commenti (5)¦ commenti (5)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :
Nickelback – Far Away