sabato, 27 ottobre 2007, ore ottobre 27, 2007 22:29

Cancro, ascendente bilancia. Sarà forse questa la mia maledizione?

Due segni in conflitto perenne: il primo votato alla dolcezza, alla calma, alla riservatezza, all' introspezione, introverso; il secondo calcolatore, equilibrato, riflessivo. Come si puo' essere calmi e calcolatori in amore? Nel sentimento, o meglio stato d'animo, più aleatorio e cangiante  che ci sia.

Stai li le ore a programmare tutto, per far si che questa volta tutto sia perfetto, e poi d' un tratto le tue idee vanno a farsi benedire.

Come fanno tante persone a cambiare cosi' distintamente? Le conoscevi, pensare di sapere tutto su di loro, poi basta la minima influenza esterna e cambiano, da piccole sfumature a grandi differenze; il modo di pensare, di affrontare le cose, il modo di esprimersi, di parlare. Mi domando quanto si possa realmente conoscere una persona, al di là di quella classica sicura automatica che trattiene sempre una parte di noi stessi ben salda al modo di essere, la meno esposta di tutti.

Uscire con altra gente, con altri ragazzi, con altre ragazze, è all' ordine del giorno ormai, da qualche mese ma ci sono differenze abissali, strutturali. Perchè non riesco a togliermi dalla mente quel dolce e dannato metro di paragone, perchè devo confrontare sempre tutto e rapportarlo a come era lei con me?

Mi sembrano cosi' vuote, cosi' insulse,  scatole di cartone raffiguranti l' ultimo paio di adidas o di converse ma con dentro le mattonelle, classico pacco di napoli. E' possibile davvero? ebbene si, non sono soddisfatto delle ragazze con cui esco, non sono soddisfatto per nulla. E' fin troppo difficile riuscire a fare un discorso, anche banale, ti guardano con quell' aria persa, di chi sta correndo dietro alle tue parole per cercare di capirle o di tradurle secondo un vocabolario fin troppo scarno e zeppo di stereotipi da adolescente medio. Perchè non riescono a scrollarsi di dosso quella apatica scelta di pochi argomenti di cui parlare senza brancolare come al solito nel buio delle frasi con più di tre complementi e aggettivi? Banale, troppo banale.

Di chi è il problema? mio che forse sono troppo esigente o loro che non riescono, non dico superare, ma almeno eguagliare il mio fisso metro di paragone dagli occhi grandi e dolci?

Questo mi chiesi quella notte in cui le nuvole mi impedivano di parlare con la Luna, mia solita confidente.

E fu cosi' che decisi che non valeva la pena di perdere ulteriormente il mio tempo con quelle la.

E fu cosi' che loro decisero che un vestito elegante in vetrina valeva ben più di un neurone nuovo di zecca.

A ognuno il suo.
Cb

Calebano
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venerdì, 26 ottobre 2007, ore ottobre 26, 2007 20:12

cara bulbetta dimmi una cosa cosa facevi 3 mesi fa
andavi a spasso con la morosa e non pensavi a fare il soldat
fare il soldato in batteria o mamma mia male si sta
male si sta per tanti motivi nonni cattivi da sopportar
nonni cattivi zaini pesanti sempre più avanti bisogna andar
sempre più avanti sempre in colonna porca madonna la finirà
la finirà sta naia schifosa dalla morosa voglio tornar
dalla morosa o dall’amante sotto le piante a fare l’amor
sotto le piante sopra il trifoglio scopar ti voglio sposare no
e dieci mesi li ho fatti anche io e porco dio falli anche tu.

 

Calebano
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venerdì, 12 ottobre 2007, ore ottobre 12, 2007 22:22

Fredde le lenzuola che mi tolgo da dosso, fredda la stanza, fredde le mie ossa, fredda l'espressione con cui mi alzo e vado a prendere il fucile.
Nella testa delle note di pianoforte, lente.
Non è questa la vita che voglio, non voglio un fucile, ma lo tengo ben stretto; marziale e impettito mi dirigo al piazzale.
Nella testa ancora quelle note di pianoforte, lente, ora accompagnate da una chitarra.
Arrivo li, il sole freddo stenta a riscaldarmi, triste e nuvolosa giornata, triste e nuvoloso il mio animo. Aggancio la bandiera, sbuffo, inespressivo.
Nella testa delle note di pianoforte e di chitarra e un video di un incidente che va in rewind.
Aiutato da una sottile corda bianca tiro su la bandiera che sventola il proprio tricolore, cosi' come vuole il vento. Lei non teme il freddo.

Torno nel mio letto.
Ora ho visualizzato la canzone in testa, e sono i Coldplay che mi accompagnano mentre marcio in mezzo a persone, ragazzi e ragazze che non vedrò più, passati, come tante cose prendono il loro posto nella memoria.
Nè domani nè in qualsiasi triste giorno freddo, come è stato questo.

Coldplay - The Scientist

Come up to meet you, tell you I’m sorry,
You don’t know how lovely you are.
I had to find you, tell you I need you,
Tell you I set you apart.

Tell me your secrets and ask me your questions,
Oh, lets go back to the start.
Running in circles, coming in tales,
Heads are a science apart.

Nobody said it was easy,
It's such a shame for us to part.
Nobody said it was easy,
No-one ever said it would be this hard,
Oh take me back to the start.

I was just guessing at numbers and figures,
Pulling your puzzles apart.
Questions of science, science and progress,
Do not speak as loud as my heart.

And tell me you love me, come back and haunt me,
Oh and I rush to the start.
Running in circles, chasing tails,
And coming back as we are.

Nobody said it was easy,
oh its such a shame for us to part.
Nobody said it was easy,
No-one ever said it would be so hard.

Im going back to the start.

Calebano
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giovedì, 04 ottobre 2007, ore ottobre 04, 2007 23:15

Racconti

Il gioielliere era seduto alla scrivania e guardava distrattamente la strada attraverso la vetrina del suo elegante negozio.
Una bambina si avvicinò al negozio e schiacciò il naso contro la vetrina. I suoi occhi color del cielo si illuminarono quando videro uno degli oggetti esposti.
Entrò decisa e puntò il dito verso uno splendido collier di turchesi azzurri.
"E per mia sorella. Può farmi un bel pacchetto regalo? ".
Il padrone del negozio fissò incredulo la piccola cliente e le chiese: "Quanti soldi hai? ".
Senza esitare, la bambina, alzandosi in punta di piedi, mise sul banco una scatola di latta, la aprì e la svuotò. Ne vennero fuori qualche biglietto di piccolo taglio, una manciata di monete, alcune conchiglie, qualche figurina.
"Bastano? ", disse con orgoglio. "Voglio fare un regalo a mia sorella più grande. Da quando non c'è più la nostra mamma, è lei che ci fa da mamma e non ha mai un secondo di tempo per se stessa. Oggi è il suo compleanno e sono certa che con questo regalo la farò molto felice. Questa pietra ha lo stesso colore dei suoi occhi".
L'uomo entra nel retro e ne riemerge con una stupenda carta regalo rossa ...
...e oro con cui avvolge con cura l'astuccio.
"Prendilo" disse alla bambina. "Portalo con attenzione".
La bambina partì orgogliosa tenendo il pacchetto in mano come un trofeo.
Un'ora dopo entrò nella gioielleria una bella ragazza con la chioma color miele e due meravigliosi occhi azzurrì. Posò con decisione sul banco il pacchetto che con tanta cura il gioielliere aveva confezionato e dichiarò:
"Questa collana è stata comprata qui? ".
"Sì, signorina".
"E quanto è costata? ".
"I prezzi praticati nel mio negozio sono confidenziali: riguardano solo il mio cliente e me".
"Ma mia sorella aveva solo pochi spiccioli. Non avrebbe mai potuto pagare un collier come questo".
Il gioielliere prese l'astuccio, lo chiuse con il suo prezioso contenuto, rifece con cura il pacchetto regalo e lo consegnò alla ragazza.
"Sua sorella ha pagato. Ha pagato il prezzo più alto che chiunque possa pagare: ha dato tutto quello che aveva".

 

Cb

Calebano
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mercoledì, 03 ottobre 2007, ore ottobre 03, 2007 23:15

Sonetto n.116

Non sarà che al matrimonio di animi costanti io ponga impedimenti.
Non è amore quell’amore che muta quando scopre mutamenti
o  tende a ritirarsi, se l’altro si ritira
oh, no, esso è un faro per sempre fisso
che guarda alle tempeste e mai ne è scosso.
È la stella polare per ogni nave errante
e  il suo valore resta ignoto
anche se l’altezza ne sia presa.
L’amore non è lo zimbello del tempo
anche se rosee labbra e guance
cadono sotto il compasso della sua falce ricurva;
l’amore non muta con le sue brevi ore o settimane
ma resiste fino all’orlo del giudizio.
Se questo è errore, e mi sia provato,
io non ho mai scritto
e nessuno ha mai amato.



W. Shakespeare

Calebano
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Nickelback – Far Away