martedì, 28 febbraio 2006, ore febbraio 28, 2006 19:19

Open letter.

Bei tempi, quelli in cui correvo in Piazza San Marco, inseguendo i piccioni, cercando di volare come loro; un sogno, librarsi nell' aere, mai riuscito. Voglio ora sedermi qui e parlarvi di tutti i bei tempi passati con le persone che mi hanno amato.
Alcuni hanno lasciato questa esistenza terrena, altri invece hanno preso strade diverse dalla mia.

Questa lettera va a mio nonno, di tutte le volte in cui mi guardava, mi faceva ridere con le sue battute, la sua saggezza popolare che spiazzava in ogni situazione, un proverbio o una frase per ogni occasione; gli occhiolini che mi faceva quando gli portavo le sigarette di nascosto; spettacolare la sua dedizione al lavoro e alla famiglia che non l'ha mai abbandonato nemmeno negli ultimi anni di vita e in letto di morte. Ricordo ancora quando, stringendo la sua mano gli dissi "Ci vediamo domani allora?" e lui mi fece quel suo solito sorrisetto che in quel momento significava "Dai scemo, lo sai meglio di me che sto morendo...". Raggelanti furono le mie lacrime quando, nel momento in cui stavo per chiudere la porta della sua casa, per raggiungere papà giù in auto, sentii mia madre e le mie zie che lo chiamavano ripetutamente ma lui non dava segni di vita. Mi fa piacere che tenne duro tutto il pomeriggio per poter salutare me, stupido e impaurito ritardatario; mi fa piacere che morì con il suo dolce sorriso sulle labbra. Ti amo.

Questa lettera va a mia nonna, il suo ricordo non sparirà mai dalla mia mente, tutte le cose belle che ci ha lasciato, i suoi regali, il modo in cui te li porgeva, il modo in cui ti sorrideva, quando la domenica veniva a mangiare a casa mia. Poi l'ultimo periodo della sua vita, la malattia, mio padre che ci rimaneva male quando non lo riconosceva, io che ci rimanevo male quando mi scambiava per uno sconosciuto, quando, poco prima di morire, non conosceva più nessuno. Mi secca terribilmente che emboli e ictus ti privino del ricordo delle persone amate, ma la vita va avanti cosi', e infatti mia nonna si è spenta in un ambiente freddo, ovattato, straniero, dove non conosceva nessuno e allo stesso modo non riconosceva noi, la sua famiglia. Io sono sicuro di averle lasciato un bel ricordo. Ti amo.

Questa lettera va a mio nonno materno, che non ho mai conosciuto, ma dato il modo in cui viene ricordato da mia nonna e da mia madre deve essere stata per forza una persona stupenda, testarda, coi suoi ideali. Ti amo.

Questa lettera va a Roberto e Hitsu, anche voi non ci siete più, scomparsi prematuramente, chi per un destino cattivo, chi per una improvvisa malattia; non capisco perchè, se veramente c'è qualcuno lissù, abbia deciso di portarvi via cosi' presto. Avevamo molto da dirci, continuare a scherzare, parlare di Lei, darci consigli. Perchè!? Mi chiedo sempre con insistenza, non riesco a trovare mai una spiegazione, ma è la solita condanna di noi mortali. Vi amo.

Questa lettera va a Caterina, che non si fa più sentire. Ho tentato in tutti i modi di rintracciarti ma debbo dire che "mammina" l' hai addestrata bene. Aspetto ancora te, se ancora hai voglia di ritornare, dopo tutti i periodi brutti della tua vita. Ti sono stato sempre vicino e sono fiero di esserlo ancora, che le cose vadano bene o male. Ritorna, qui tutti abbiamo bisogno di te, io per primo. Ti amo.

Questa lettera, infine, va a tutti i miei amici, nuovi, vecchi, lontani e vicini. Tutti i momenti belli e brutti che abbiamo passato insieme sono serviti a me e voi per crescere, componente fondamentale che ci accompagna per tutta la nostra vita. Abbiamo vissuto qualunque situazione, e altre ce ne sono da affrontare. Rimaniamo sempre uniti perchè i periodi difficili si affrontano insieme per buttarli giù con forza, e i momenti belli si affrontano insieme per poi uscirne tutti con un' aria migliore e qualcosa in più nel proprio bagaglio di esperienza. Vi amo.

Questa lettera va a tutti voi, che mi guardate da lassù o da quiggiù, Vi amo.

Umberto.
Calebano
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giovedì, 23 febbraio 2006, ore febbraio 23, 2006 01:19

Era tanto che non scrivevo sul blog, è arrivato tempo di aggiornare.
Pensavo ai cambiamenti, i miei, quelli altrui, del cambiamento in generale e volevo scrivere qualcosa: lo faccio,  accompagnato dalle note malinconiche di "Letter to Pun" di Cuban Link.

Perchè?
Tutto sta nel perchè, la spiegazione di tutti gli interrogativi sta in una risposta a una domanda di sei lettere.
A volte ti viene voglia di fumarti una sigaretta e mandare a fanculo tutto e tutti; a volte ti rendi conto che una sigaretta te la stai fumando, fuori piove, goccioline di acqua entrano dal finestrino dell' auto, lasciato un paio di dita aperto per far uscire l' odore acre del fumo. Sono quei momenti di silenzio, a contemplare qualcosa, che sia la maniera in cui il vento fa rotolare le carte appallottolate lungo la strada, sia il sole morente dietro il Vesuvio, che ti spingono a riflettere su accadimenti che hai lasciato alle tue spalle, troppa la paura di guardarli negli occhi e affrontarli; problemi più grandi di te, situazioni sfuggevoli ed enormi, come il Cerbero a guardia del tuo passato.
Piano piano si cresce, controvoglia, ma si cresce.
Meno male che la vita ti riserba sempre imprevisti, ingestibili data la loro natura improvvisa, che ti mettono in condizione di crescere, di innervosirti, di piangere, di prendere decisioni con la propria testa. Cosa saremmo senza problemi, piccoli o grossi che siano, a cambiarci la giornata? Dei routinari senza problemi.
E varrebbe poi davvero la pena vivere?
Il buon Tupac direbbe "...but life goes on..."

E ha ragione.
Pace a tutti, non l'acqua ma la serenità è il bene più prezioso, quindi inspirate e soffiate via i vostri problemi, anche solo per qualche minuto. Ne vale la pena. Nel caso peggiore avrete preso una bella boccata d'aria.

Cb™
Calebano
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Nickelback – Far Away