lunedì, 27 giugno 2005, ore giugno 27, 2005 20:04
La Mia Vita
-Prologo-
Voglio scrivere un sunto dei miei 22 anni fino ad ora, passo dopo passo; non perchè questo sia degno di nota, affatto, ma solo perchè amo vedere le cose scritte: serve a capire meglio i problemi, a leggere in maniera diversa gli errori, a sottolineare gli sbagli in modo da non rifarli. Scriverò a capitoli, omettendo molte date perchè non sono mai stato bravo a ricordarle tutte, ma riportando tutti i passaggi più belli di questi 22 anni.
Capitolo 1: The fun starts here
Le prime visioni, i primi ricordi, le prime sensazioni partono dagli albori. Ricordi sfocati della casa di Nonna, buon'anima, dove mi aggiro guardingo; senza chiedermi il perchè vengo immesso in questa savana di mobili dal sapore antico e ricordi dal retrogusto di storia. Spaesato gattono di qua e di là, intorno a me è pieno di persone che ridono e si compiacciono di ogni mio piccolo gesto; sorrido angelicamente, col mio viso da bambino, e tutti applaudono, ridono, si commuovono. Quando sei piccolo hai un grosso potere tra le mani, potere che mi secca aver dato via in cambio della Crescita: tu sorridi, e tutti sottolineano quel tuo gesto fino all' inverosimile, invogliando gli altri a guardarti per renderli partecipe di quel piccolo movimento che hai donato loro.
Ricordo mio zio che mi faceva fare l' aeroplanino, mantenendomi in aria mentre camminava su e giù per il lungo corridoio di casa di Nonna.
Ricordo vagamente la mia casa e quella dei miei vicini, gli anfratti che esploravo, i posti bui dove, tra noi bambini, si vociferava esserci l' innominabile "Uomo Nero".
Qualunque cosa sbagliata facessi avevo sempre il timore di questo Uomo Nero, spietato vendicatore che razziava i bambini cattivi e li portava nella sua Tana, scura come lui, dalla quale non si faceva più ritorno.
Ricordo che questa storia mi ha tormentato per lungo tempo, avevo terrore di guardare dietro le porte e di entrare in stanze non illuminate ma si sa, queste sono cose che ti fanno capire che determinate azioni non debbono essere fatte...
Cresco, mio malgrado, sempre desideroso di fare un passettino avanti mentre l' altro piede rimane ben saldo nell' Infanzia, troppo lussuosa per privarsene così. Vado all' asilo, altra mie fonte di preoccupazioni, essendo io particolarmente introverso a pelle. Siedo accanto la maestra, stare con gli altri, nei banchi, non mi andava; faccio gli scherzetti alle mie prime amichette, poggiando delle puntine da disegno sulle loro sedie, coloro, faccio collage.
Ricordo distintamente alcuni miei scarabocchi colorati, abbozzi multicolore, data la mia giovanissima età e la scarsa propensione al disegno: una casa, vista di facciata, con un comignolo sempre fumante; aveva una finestra che dava sul giardinetto antistante, questa casetta. Fuori c'era un prato, uniforme e verde oliva, un albero col ligneo nodo sempre visibile e marcato, un solo ramo sporgente e su di questo un uccellino appollaiato nel suo nido. In giardino, in fila, quasi in posa per il mio disegno distante, la mia famiglia. Un trenino di lineette incrociate tra loro a formare omini di diversa altezza: mio padre, con gli occhialetti, mia madre, l'unica a cui disegnavo i capelli e mio fratello, più distante dai primi due, più piccoletto, sorridevano tutti e tre ma io non c'ero; ero fuori dalla inquadratura, forse dietro un cavalletto a disegnare quello scenario familiare. In cielo disegnavo sempre il sole, il più delle volte era coperto da una singola nuvola, quello era il mio tocco di classe, la firma dell' artista. Non coloravo mai il cielo, non so perchè, forse non mi andava, forse non gli davo importanza oppure dare una mano di celeste cosi' ampia sembrava rovinare il mio paesaggio.
Ricordo un altro disegno, provavo a disegnare il mio volto, più dettagliatamente, in primo piano; quel disegno l' ho provato e riprovato per diverse settimane, ma il più che riuscivo a concludere era una enorme palla dai contorni sottili, sotto a tanti capelli fini e dritti, gli occhi non riuscivo mai a disegnarli, la bocca era una linea curva, il naso un triangolo; il resto rimaneva incompiuto e per quello appallottolavo il disegno e lo buttavo ogni volta... è l'unico disegno che non sono mai riuscito a fare e non ho voluto più fare.
Capitolo 2: My long long way
La mia vita all' asilo è andata avanti tra disegnini, scherzetti, feste di carnevale e brodosi pasti in ristrette vaschette d'alluminio.
Tuttavia lentamente cresco, almeno fisicamente, fatto sta che non mi iniziano più a chiamare bambino, ma ragazzino: una sfumatura, per quanto rilevante poteva essere, ma che non carpivo affatto.
Il cammino dell' educazione, ristretto in un processo standard e poco malleabile, prevedeva a quel punto la Scuola Elementare. Di questo stato di apprendimento ricordo ben poco, forse perchè è raro che io non approcci una cosa senza focalizzarmi subito sul lato divertente e simpatico di questa; tutto sommato ricordo distintamente i miei compagni di classe dell' epoca, ricordo i loro volti e le loro voci lontane. Tutte persone che se ora ti incontrano in strada a malapena ti salutano o si ricordano di te... o entrambe le cose.
Ricordo con distinzione le maestre, quelle che ci facevano giocare, quelle che noi lodavamo perchè avevamo loro e non i terribili sceriffi delle altre sezioni.
Ricordo il famigerato "giardinetto" dietro la scuola: un pauroso quanto pericoloso ammasso di sterpaglie, sassi e serpenti più o meno velenosi. Il nostro tabù, la nostra zona off limits, il terrore di ogni bambino; cosa celava quel giardinetto solo il custode lo sapeva. Dopo anni capimmo che l'unica cosa che c'era, dietro l' erba morta e i rampicanti, era una cella con l' impianto elettrico.
Mi ricordo vagamente una canzoncina, che cantavamo con la maestra di ginnastica mentre marciavamo, e fa più o meno così:
"Il soldatin
piripimpimpim
Col bastoncin
Piripimpimpim
Alle ragazze strizza l'occhiolin
Piripimpimpim
Suona la tromba e suona la grancassa
Piripimpimpim
La bandiera è bassa, passa il battaglion poropopopooo"
Noi marciavamo tipo soldati attorno la scuola e gli altri dai balconi ci guardavano, acluni ammirati, altri ci schernivano semplicemente; ci mancava solo un sergente istruttore che mi urlava contro "Fammene venti, sacco di lardo". Non mi sono mai lamentato di quegli anni, in effetti ora che ci penso, in quegli anni non andava storto nulla. Solo ora capisco che erano anni di quiete prima di lustri di tempesta.
Le elementari sono state quanto cio' di più routinario possa essere un periodo: mi alzavo, colazione, bacetto a mamma e poi a scuola, tornavo, mangiavo, studicchiavo e poi via subito da Sandro, il mio primo amico. Le giornate passavano così, a divertirsi al pc coi giochi di avventura, dando i primi calci al pallone e litigando con qualche amico che imparava prima degli altri gli insulti pesanti rivolte alle madri; mi accorsi che involontariamente stavo crescendo, solo all' "esame" delle Elementari, una meta ambita e che mi faceva tremendamente paura.
Debbo dirvi la verità, quell' esame passò cosi' rapidamente che manco me lo ricordo. Una immagine nitida che mi è rimasta è esclusivamente quella della domanda di Religione: c'era una lavagna, sopra c'era disegnata una piramide; alla base di questa c'era l' uomo, in mezzo c'erano "tutte le cose" e sulla sommità c'era scritto in bella mostra "DIO". Fu li che quando la maestra disse "perchè ho scritto DIO la?" io risposi "Perchè Dio è il creatore di tutte le cose, compreso l'uomo, suo essere perfetto ad immagine e somiglianza"; in quel momento lei mi guardò come qualcuno che stesse aspettando di sentire altro, perchè lei mi conosceva bene: a lungo con lei facevo discorsi strani in cui facevo domande sulla cristianità che nemmeno da lei riuscivo a trovare risposta. Dopo qualche attimo io ero ancora li e le chiesi timoroso "ma è proprio sicuro? cioè davvero Dio ha fatto tutte le cose e pure a noi? E cosa c'è dopo la morte?" A questa ultima domanda lei zittì di colpo, pensò, poi mi guardò e disse "Non lo so, Umberto".
Io pregavo, andavo in Chiesa regolarmente, facevo tutto regolarmente perchè mi era stato insegnato ma se qualcuno mi domandava "Perchè fai tutto ciò" io non gli avrei dato risposta, credo. I problemi son giunti quando son andato alle medie, solo al secondo anno ho iniziato a riempirmi di "Perchè?", Cercavo il motivo in ogni cosa, forse è questo che ha iniziato a farmi dubitare di me e della Religione che mi era stata inculcata. Dubitavo solo di questo, mai ho dubitato dell' amicizia: forse è questo che mi ha spinto ad andare avanti. Mi son chiesto "Perchè" ad ogni cosa ma non ho dato mai limiti all' amicizia, per me gli amici sono stati, sono e saranno davvero una spalla forte sempre costante, e forse, l'unica cosa che mi lega ancora a questa esistenza.
Ricordo nettamente, ero li a scuola, durante la festa di fine anno, con i miei amici a fal baldoria, e io la vidi: era li, per un attimo il tempo si fermo', la musica si fermo', tutte le persone che parlarono per me erano zittite all' istante: in quel lembo di terra c'eravamo solo io, tra la folla, uno come gli altri, e lei, sul palco a danzare; ricordo che non tolsi nemmeno per un attimo gli occhi da lei, la persi solo quando ritorno' dietro le quinte, a fine esibizione. Un angelo, una visione paradisiaca che non riesco a dimenticare tutt' ora, e che non voglio dimenticare. Avrei giurato e voluto rivederla, solo per conoscerla, chiesi in giro ma non la rividi più in quel periodo eppure eravamo così vicini, le nostre vite già così intrecciate. Ma per ora rimaneva un dolce colpo di fulmine. E i giorni, intanto, inesorabili passavano...
Capitolo 3: Step by step
-Non riesco a continuarlo, ora inizia un capitolo amaro. quindi mi fermo, e aspetto di ritrovare il coraggio per scrivere. non vogliatemene, ma vi prometto che, quando l'aggiornerò, metterò questo lungo post in cima a tutti gli altri-
Calebano
giovedì, 23 giugno 2005, ore giugno 23, 2005 18:36
Lascio questo blog, lascio internet, lascio tutto.
Ho perso le speranze, ho perso il mio amore, ho perso il cuore, ho perso tutto, tutto davvero.
Il dolore mi corrode giorno dopo giorno, sono ormai diventato una carcassa che ancora si muove chissà per quale dono; ma non mi muoverò ancora a lungo, le carcasse sono tali perchè devono rimanere a terra, a decomporsi.
Lascio la mia anima, a brandelli, un pezzettino per ogni amico che ho; un pezzettino più grande a quelli che mi stanno intorno costantemente: Elisa, Mimmo, Carlo, Mario, i vari Gigi, Andrea, Carmine, Pasqualino, Ottavio, Sandro.
Lascio il mio cuore alla mia famiglia, visto che l' amore della mia vita non lo vuole più.
Lascio il mio dolore a me stesso, nessuno deve provare una disperazione cosi' grande, nessuno davvero. Non lo auguro a nessuno.
Lascio la mia gioia a chi la vuole, come ho fatto per tutto questo tempo, portandola in giro come ho sempre fatto.
Lascio la mia allegria a chi ne ha bisogno, per riuscire a battere il loro, di dolore.
Per i beni materiali non posso fare nulla, non ci guadagnereste nulla visto che non son ricco ^_^
Un abbraccio, a tutti, nessuno escluso. Conto di tornare oppure no, non so cosa farò domani, non so se ci sarò ancora. Se mi vedrete è perchè sarò un' altra persona, oppure perchè Lei avrà capito QUANTO la amo, e quindi potrò tornare a vivere.
Statemi bene, tutti.
Umberto
Calebano
giovedì, 23 giugno 2005, ore giugno 23, 2005 18:28
Nella Valle dei Re - Capitolo Finale -
Parlo, forse troppo, nella Valle dei Re, alla Mia Oasi sulla quale sto accasciato, tremante; a terra trovo una rivoltella con un unico colpo dentro, suo ultimo macabro dono. Lei mi sussurra di non farlo, ma i Re sogghignano e annuiscono col capo, invogliandomi a trovare la migliore soluzione. La Mia oasi è li, nella valle dei Re, in visuale ma sempre sfocata e lontana precauzionalmente dai miei pensieri.
Stanco sfinito, senza più parole da dire o senza più cuore da poter donarLe raccolgo le mie ultime forze, nella Valle dei Re, sollevandomi all' impiedi in maniera precaria. Guardo avanti, ora non ho più paura di incrociare lo sguardo con quei Dannati Re, nella loro Valle; li fisso nelle pupille vacue, uno ad uno, senza più il timore che mi attanagliava. Sprezzante dei loro sussurri mortali, guardo nella canna della rivoltella, buio baratro in cui per lungo tempo sono caduto; rialzo il capo, soggiogato dalla mia Volontà e dalla mia Fortezza, continuando a fissare gli increduli Re, mi punto la rivoltella alla tempia destra.
"Non voi deciderete la fine della mia vita, ma solo io, io solo!" urlo loro contro, senza chiudere gli occhi, forte nel mio spirito. Un attimo di silenzio, i loro sussurri non mi giungono più all' orecchio, ora sono i Re stessi che non vogliono guardarmi, non vogliono vedere il loro abominio, diventato peggio anche di cio' che avrebbero voluto e sperato. Un abominio corrotto dal dolore, distrutto fino all' ultima cellula, nel fisico e nella mente, divorzio di Amore e Ragione, aborto della disperazione.
E la mia vita mi passa davanti, in una maniera troppo veloce, beffarda, per venire impressa nella mente ancora una volta, una volta sola; l' ultimo granello di sabbia, mi taglia il volto come lama di katana, mentre premo il grilletto della rivoltella, per l'ultimo, imponente eco, nella Valle dei Re.
Cado a terra, col sorriso, senza più vita, aspettando che, in quella maledetta Valle, accolgano nelle tombe di pietra... un altro Re.
Cb™
Calebano
mercoledì, 22 giugno 2005, ore giugno 22, 2005 01:37
Nella Valle dei Re - part 4 -
Camminavo ormai da giorni, in una tempesta calda senza fine: polvere, pietruzze e granelli di sabbia mi penetravano nella pelle come effimeri proiettili, nulla di tangibile ma eppure cosi' tagliente.
Camminavo mentre mi coprivo il volto col palmo della sinistra mano, nella Valle dei Re, quando, ehi, poco più avanti la sabbia vorticosa sembra diradarsi. Affretto il passo per convincermi che quello non fosse uno dei tanti miraggi che ero costretto a subire impotente; la tempesta si calma improvvisamente, lasciandomi un attimo intontito, inerme, in stallo. Strabuzzo gli occhi, ormai stanchi e provati dalle troppe cose viste e provate. Affretto il passo ancora di più, ormai la mia gola è secca e sto per crollare senza forze; la mia oasi è li, vicina, quasi posso definire i suoi contorni da sempre sfocati. Stanchi viaggiatori si affrettano anch'essi alla fonte di refrigerio, ma io continuo, raccogliendo le ultime forze, determinato e caparbio come mi è stato insegnato, speranzoso che quell' oasi diventi un miraggio per loro e qualcosa di meravigliosamente reale per me.
A differenza delle altre volte la mia Oasi è li, ferma nella Valle dei Re, e non si muove al mio avanzare verso di lei. Tutto cio' mi stupisce, rimango incredulo, raccolgo le energie rimaste, poce e stanche come me, mentre con un ultimo, insano sforzo autolesionista, tendo gli assopiti nervi e muscoli per allungarmi verso di quella. Mi accascio su una roccia, al limite dell' oasi, la mia oasi, nella Valle dei Re, tendendo una mano verso lo specchio di acqua fresca. Lo sfioro con i polpastrelli, la sento, l'acqua, la speravo, l'acqua, la desideravo, l'acqua.
Rimango cosi', incredulo e stranito, mentre tento di portarne un pò alle labbra e al volto.
E mi fermo, tremante e incredulo...
Cb™
Calebano
lunedì, 20 giugno 2005, ore giugno 20, 2005 13:49
Nella Valle dei Re - Part 3 -
Ormai distrutto, stanco, tormentato, mi strappo gli ultimi abiti, oppresso dal calore e dalla mia disperazione che, nella Valle dei Re, vengono amplificate.
Mi inginocchio, piangente, tirando pugni alla sabbia, poi al mio petto, poi ancora alla sabbia; le mie mani stringono forte i capelli, tirandoli, poi i palmi passano sul viso, mischiando polvere sabbia e lacrime in una putrida poltiglia rossastra, parto indesiderato del mio dolore.
La pazzia lentamente mi avvolge, i ricordi mi martellano l' anima come trivelle e pistoni dei pozzi petroliferi all' orizzonte; ogni giorno che passa mi sveglio senza un pezzo del mio cuore e lentamente diventerò una carcassa di carne in decomposizione, succulento pasto per gli avvoltoi tiranni, nella Valle dei Re.
Mi volto, la mia oasi è sempre li, ma iene e coyotes tentano di avvicinarla, furbi, ora che possono farlo, cercando di attingere dalla sua fresca fonte; la vista e il sol pensiero di quelle bestie e delle loro disgustose lingue che profaneranno la limpida acqua, accende in me un odio e un' ira mai provate prima. Mi graffio per la disperazione, nella Valle dei Re, dove ormai le palme e la frescura diventano sempre più esigue e, armato della Volontà, mia ultima arma in possesso, avanzo determinato, nudo ma armato come il più forte dei signori di Persia.
"Via, cani!", urlo al vento caldo, ma questi mi guardano e ghignano soddisfatti, non ultimo smacco e derisione, nella Valle dei Re. Crollo, stanco, esausto, mantenendomi con un ginocchio solo a terra, guardando la sabbia sotto di me, mentre viene imperlata dalle mie goccioline di sudore...
E respiro...in affanno, ma respiro...
Cb™
Calebano
domenica, 19 giugno 2005, ore giugno 19, 2005 19:36
Oggi sto scrivendo troppo sul blog, e pensare che prima li odiavo... vabbè...a finale mi son fottuno un nuovo questionario dal blog di mio fratello.
"Amma futtut nata vot" is 4Real
Mariuolo 1: Zitt che stamm arrubbann...
Mariuolo 2: Nun t fa sgamà
Cb™: Oh, vir si uard...
Mariuolo 2: No, vai và...
Mariuolo1: Rall...
Cb™: fujeee
*Mariuolo 1, mariuolo 2 e cb iniziano a scappare mentre un uardio li currea a mostro*
1.Come ti chiami? Umbert' ma è possibile mai che iniziano tutti cosi' i questionari???
2.Chi sei? Un tizio qualunque
3.Sei M o F? Mi chiamo umberto e pozz mae ess na femmn?!?!
4.Hai Cam? Webcam? in stanzetta, sul monitor
5.Video? Sul pc? ultimamente gli amatoriali abbondano, afammocc. A volte spuntano pure dentro quelli che dovrebbero essere giochi per pc. Cmq di video di cazzate tra amici ne ho a pancali
6.Foto? troppe
7.Audio? mo ti chiavo qualcosa in faccia... SI!
8.Quanti anni hai? 22 dicono
9.Dove sei? Al pc, altrimenti come lo scrivevo sto coso?!?
10.Di dove sei? Scafati, nato a Salerno
11.Hai un tappeto sotto i tuoi piedi? No però ho pestato una merda, vuoi annusare?
12.E sopra la testa? E ncul a soreta?
13.Cosa fai stasera? Vado a prendermi un caffè con la Cricca dei Dannati e 8avio
14.Ce li hai i calzini ai piedi? Sin....
15.Cosa ne pensi del mio motto "il tempo è poco e la papera non galleggia"? Usava ripeterlo un tale Piero Giorgio, l'hooligan della mia classe di liceo...e pure Ciccio Virzo a pensarci bene: uno che disse vicino a un prof attempato "Ma nè Bidell, c' vuliss cacà o cazz mo?"...DOPO giorni scopri' che era un prof... il prof Sarno (R.I.P.)
16.Mentre scrivi ti stai mangiando le unghie? No, sto ascoltando 2Pac. Buried as a g while all whole world remembers me until the end of time...
17.Meglio una giraffa alta o una obesa? Meglio stu cazz. Come 'n get some. Che cazzo me ne fotte della giraffa?
18.Dove sono i tuoi pantaloni? Un paio addosso a me, altri nell' armadio
19.Ele bottiglie? Tutte a terra, pronte per tirarsi la sbamba da dentro -_- Anzi, hai della carta argentata e una bic?
20.Hai un salvadanaio? Una volta lo avevo. mi divertivo a mettere i pagherò più assurdi in quello di mio fratello >)
21.Me lo regali? Che? Mio fratello? Pigliatell...
22.Seconto te se un pinguino fa l'autostop è perchè ha caldo o perchè gli puzzano i piedi (pinne in questo caso)? No perchè o tu o lui vi siete fumati pure il mio 10€ di erba e sto per scassarvi le ginocchia, a te e al pinguino ro cazz
23.Sono scema? A livelli preoccupanti
24.Sei scema/o? In questi ultimi giorni ho capito quanto lo sono stato e, credimi, è difficile se non impossibile arrivare al mio levello di idiozia
25.Parli spesso al telefono mentre dormi? No, ma mi capita di parlare con il telefono, soprattutto se suona la sveglia e non ho voglia di alzarmi
26.Cosa fai in genere alle 4:30 del mattino? "M' facc a' mammt" direbbe un mio caro amico, quindi ti ripeto "C' facimm a' mammt" :D
27.quanti peli ha un barboncino di circa 12 anni che pesa 930 kili? Quanti ne ha tua madre non ti dico dove... altrimenti si incazza perchè crede che vado dicendo i cazzi suoi in giro. I... cazzi suoi....rimangono i suoi ;)
28. il test è finito. Afammocc
29.Dimmi ciao! Dici ciao a stu cazz >:D
30.PAPPPAPAPPAPAP! Bene ora puoi pure succhiarmelo >_<
Calebano
domenica, 19 giugno 2005, ore giugno 19, 2005 18:38
Nella Valle dei Re - Part 2 -
Oh desolata Valle dei Re, per quanti passi ancora vuoi trattenermi nella tua prigione?
Solo e ormai provato dal caldo del giorno che non pare finire mai, cammino, tra sabbia e scorpioni.
Lacrime calde bagnano il mio volto, unica frescura che posso sentire, unica acqua che posso bere, unica fonte di idratazione.
Oh desolata Valle dei Re, perchè sono stato cosi' cieco da cadere nelle tue trame?
Oh desolata Valle dei Re, perchè non mi lasci libero da queste sottili catene, dure come ferro, che ancora mi legano alla tua terra?
Tu, dannata e desolata Valle dei Re, mi costringi a questa esistenza, vagando alla ricerca di un sussurro, di una oasi lontana, di un miraggio, non tangibile ma solo sfocato pensiero dai contorni indefiniti.
E Voi, dannati Re, che dalle vostre Tombe di pietra polverosa e antica, mi scrutate con occhi di scherno, ascoltate le mie pene urlate alla fredda Luna, toccate con mano il mio dolore, mi sussurrate attraverso la brezza di Scirocco parole confuse e taglienti come lama di pugnale, vi prego, lasciatemi vivere. Vi supplico.
Fitte, dolore, fitte e dolore in una ferita che si apre giorno dopo giorno, nella speranza che Lei torni a curarmi le mie ali di Angelo, in modo che io possa tornare a volare... ancora una volta, volare via da questa dannata
Valle dei Re.
Cb™
Calebano
domenica, 19 giugno 2005, ore giugno 19, 2005 12:59
Nella Valle dei Re
Bene, sono arrivato al punto di non ritorno; un buco nero è la definizione esatta, perchè....pensateci: il buco nero è qualcosa di astratto ma cogitato, un ammasso vorticoso di antimateria che non è materia ma lo è solo in parte. La particolarità del buco nero è che ti attrae verso il suo centro, qualunque sia l'energia e la forza che sprigioni. Una volta capitato nel buco nero sei consapevole che l' attimo prima ti trovi da qualche parte nell' Universo, l'attimo dopo essere risucchiato non si sa se vivrai ancora, per quanti minuti, e dove il buco nero ti spedirà; lontano dalla tua meta, troppo vicino o ad anni luce di distanza.
Il terrore massimo dell' uomo scatta nel momento esatto in cui l' individuo prende coscienza del tutto, della sua vastità, di cio' che riesce a immaginare ma non a capire a pieno; annullare la Ragione, e cioe' l'unica cosa che l'uomo dispone, oltre all' Amore, lo rende niente di più che un essere senziente che si impone dei vincoli e dei limiti: "Conosco le strade che posso prendere, conosco cio' che mi aspetterà alla fine ma non posso e non potrò realizzare mai il Futuro, l'attimo che pensi ma che per capirlo devi viverlo."
E cosi' mi ritrovo a camminare nella Valle dei Re, intorno a me sabbia e dune, di un colore giallastro, caldo, forse troppo. Nella Valle dei Re si mescolano emozioni, paure, vita, morte, presente e passato per cercare di comprendere il Futuro incalzante. Nella Valle dei Re ci sono tante, troppe persone, ma nessuno è vivo... o forse sei tu quello morto. Fatto sta che le due lingue non combaciano: il linguaggio dei vivi è troppo semplice e incomprensibile per i morti e il linguaggio dei morti è qualcosa che il vivo, data la sua condizione, non potrà mai capire. Intorno a me, nella Valle dei Re, le persone parlano tutte un linguaggio diverso dal mio. Ogni Re ha la sua faccia, ogni Re ha il suo aspetto e la sua voce, ogni Re mi attira verso un Futuro diverso da quello che avevo sempre immaginato e sperato.
Mi vien la voglia di scappare da questa Valle, per conoscere cosa c'è dopo le dune di sabbia ma non posso. La Valle dei Re è una prigione che non ha sbarre, che non ha confini, che non ha leggi se non quella della Scelta. Nella Valle dei Re devi Scegliere la direzione da intraprendere, verso quale Re indirizzarti, quale Futuro senti tuo; puoi rallentare, puoi accellerare di passo, ma alla fine arriverai sempre e comunque da uno dei Re che ti chiama. Per terra trovo, mescolate con i granelli di sabbia, le mie emozioni, la mia ragione, la mia coscienza. Ma sono la perchè le ho perse o perchè inconsapevolmente le ho gettate via? Alla Valle dei Re questo non importa, qui devi solamente fare una Scelta oppure vivere con la convinzione di non vivere.
Ed è cosi' che mi sento, da solo nella Valle dei Re, cammino verso una meta che il caldo la considera un miraggio, un oasi che si burla di me, facendo un passo avanti, lontano, mentre io ne faccio uno per raggiungerla. Acqua e refrigerio, ombra, fresco e pace che per tanto tempo non ho capito, non ho valutato, ho disprezzato.
Camminando, nella Valle dei Re, penso al Tempo trascorso, mentre gli stessi Re mi sussurrano all' orecchio canti che ricordano il mio passato, i miei errori, tutti i miei sbagli; penso, e ci ripenso, sbattendomi il palmo sulla fronte ogni volta che avrei potuto fare diversamente, nella mia vita. Me lo merito, me lo merito davvero, mi merito di stare qui, nella Valle dei Re, con il mio fardello di ricordi malinconici e tristi, mentre aspetto la Luna, in una Valle che di notte, diventa fin troppo fredda. Mi trascino stanco, mentre mi ripeto "Perchè?"; ma il perchè lo so bene e non lo accetto, pauroso di capire quanto sono stato cieco col cuore. Mi tormento perchè non ho la possibilità di far ricredere le persone, ormai vagando nella Valle dei Re.
Quindi, trovo una roccia e mi siedo, provato nel corpo e nell' animo, mentre il mio tormento non la smette di punzecchiarmi con un bastone nodoso; mi siedo e attendo, l' unica cosa che nella Valle dei Re ti è concessa di fare, aspettare, se cio' riguarda la tua scelta e la tua meta. Se l' oasi sta ferma quando io sto fermo allora sono sicuro che la terro' sempre nel mio campo di visuale, fino a che l'oasi non si rivelerà un miraggio e scomparirà da li dov'è ora per non tornare mai più, oppure per abbeverare un nuovo viaggiatore, oppure semplicemente mi volterò, bagnato dalla pioggerellina, e capirò che il masso su cui sono seduto è esattamente adiacende a quello specchio d' acqua che, nella Valle dei Re, è l'unica cosa di cui necessito.
Quindi aspetto, nella Valle dei Re, bramando di diventare un Re anche io... un giorno.
Cb™
Calebano
sabato, 18 giugno 2005, ore giugno 18, 2005 22:04
Sono un Idiota. Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.Sono un Idiota.
Cb™
My whole life ends here.
Un bacio e un abbraccio, sincero, a tutti quelli che ho chiamato amici.
Calebano
sabato, 18 giugno 2005, ore giugno 18, 2005 01:50
Ufficialmente Libero da ogni vincolo sentimentale con quella che, per comodità, viene chiamata "Ragazza".
Naturalmente si farà sentire, ma mi sono scocciato di fare tante tarantelle. Uno alla fine, per quanto divinità terrena possa essere, si gonfia il cazzo di certe menate da quattordicenne alle prese con i primi atti di autoerotismo.
Fanculo, mi son rotto.
Evitate di stressarmi in questi bad days, sparo merda alla cieca.
Da Cb™ Style all in 1 sec.
Calebano